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Io sono D. – di Davide Galimi

 

Vedo delle luci, l’aria è umida, una brezza montana accarezza le mie braccia, cammino nel centro della strada, sicuro, padrone dei miei passi.

Una leggera salita mi scorta fino ad una piazza, un anziano seduto qualche metro più in là mi guarda, poi fa cadere il suo bastone, il rumore sordo di quel pezzo di legno attira la mia attenzione, l’uomo ha una camicia bianca, le mani rugose, sul viso quello che una volta avrei definito felicità.

Mi avvicino a raccogliere il suo bastone, sono sempre stato attratto dalla possibilità di aiutare qualcuno, solo quando ormai sono a pochi metri da lui, mi rendo conto della profondità dei suoi occhi, occhi vivi, di un colore difficile da definire, dentro quegli occhi si combatte una guerra tra le cose perse e le cose ancora da avere.

Restituisco il bastone, l’uomo mi guarda, e indicando con i suoi occhi mi fa scoprire la forma esagonale della fontana che si trova nella piazza, non mi ero mai accorto di quella geometria.

Sento della musica, non riesco a capire da dove proviene, mi giro e l’uomo non c’è più, adesso sono da solo, e davanti a me ci sono due strade, una va verso il castello, l’altra va verso il convento, sono indeciso, non conosco la mia meta, l’anziano ha lasciato un pezzo di carta appallottolato, chissà cosa custodisce, mi avvicino a raccoglierlo, con delicatezza per non strappare il foglio, lo apro, c’è un messaggio per me.

Per D.

“Solo chi vive d’amore non sbaglia mai la strada, solo chi sceglie la strada può essere abbracciato dall’amore, dunque tu chi sei?”

Quell’uomo conosce il mio nome, ma io non so chi sia, io ho solo raccolto il suo bastone, perché lasciare un biglietto, perché non dirmi il suo nome e presentarsi? Chi è D.?

Scelgo la strada in salita, vado verso il castello, aumento il passo, il fiato è corto, le vie sono talmente strette che quasi nascondono il cielo, le luci gialle dei lampioni stancano gli occhi, mi ritrovo in una serie di stradine piccole, alcune sono come gallerie, adesso le strade sono tante, come tante sono le scelte, prendo il biglietto, ma non trovo nessuna utilità, parla d’amore, mentre io sono bloccato in un posto che non conosco.

Tutte le case hanno le finestre chiuse, non ci sono campanelli alle porte, non vedo nessuno, faccio ancora tre passi, forse ci siamo, c’è un bambino seduto sui gradini di quella che presumibilmente è casa sua.

Il bambino ha una maglietta rossa con delle righe bianche, i capelli così ricci da poterci nascondere un segreto, in una mano tiene un panino, nell’altra una moneta, “Dove mi trovo?” Non ottengo nessuna risposta, il bambino mi porge la moneta e distoglie lo sguardo, non avrò risposte da lui.

Perché quella moneta? Cosa mi serve? Come mai tanta generosità?

Riprendo il biglietto, rileggo, mi si chiede di scegliere una strada, ho una moneta….che serva a pagare qualcuno?

Chi mai vorrebbe quelle vecchia moneta? Quell’uomo? L’uomo della piazza, l’uomo con il bastone, Caronte!!!!

Realizzo, sono intrappolato in una dimensione oscura, con il traghettatore e con un bambino.

Torno nella piazza, correndo, avendo cura di non perdere la mia moneta, ci arrivo, la piazza è deserta, inizio a scendere verso il convento, corro, a tratti mi sembra di non toccare il terreno, sono così veloce che non vedo più la luce, mi fermo, intorno a me solo buio, i polmoni ardono, il respiro è vigoroso e impetuoso, il cuore spinge il sangue così forte che sembra spaccare le vene.

Mi calmo, il ronzio nelle orecchie svanisce e inizio a sentire dell’acqua che scorre nelle vicinanze, i miei occhi cominciano a vedere di nuovo, non c’è più oscurità intorno a me, mi avvicino al fiume, mi abbasso per vedere cosa c’è nell’acqua, mi specchio, ma il riflesso mi fa vedere quel bambino, allora capisco, mi giro e vedo il vecchio ed il bambino che si tengono per mano, mi unisco a loro, adesso posso cedere la mia moneta, adesso non ho più paura.

Sono stato io a scrivere il biglietto, ero io nella piazza con il bastone, sono io il bambino con i capelli ricci, sto andando in un posto lontano, ma non posso lasciare indietro il mio passato ed il mio futuro.

La luce inonda i miei occhi, un profumo di fiori mi circonda, ho scelto la strada, adesso sarà l’amore a venire da me.

Io sono D.