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Come sopravvivere: me lo chiedo anche io (Dal diario di Pino Napoli)

«Vedrai, è un tipo divertente Saso», rassicuro Andrea, mio figlio, nove anni, mentre mi accingo a suonare il campanello. Guardo in alto, in attesa di scorgere qualche segno di vita dalla casa. «Sta lassù, all’ultimo piano», gli spiego. Anche lui guarda in alto, verso certe tapparelle che, lo avrei scoperto in futuro, con il buono o il cattivo tempo, rimangono perennemente e misteriosamente calate. «Sai, lui abita con una zia», continuo a ragguagliarlo sul nostro nuovo amico. 

«Wow», fa lui, «Vive con la zia? Come Spiderman?».

«Più o meno. Bella osservazione comunque».

Una tapparella lassù al piano più alto si apre, a sufficienza per lasciare passare un mento barbuto, non un centimetro di più: «Amico mio, un attimo che ti faccio aprire da zia Maria».

“Amico mio” sta per “ancora non ho inteso bene il tuo nome”.

«Che sarebbe zia May», fa eco Andrea.

Dopo alcuni interminabili minuti (meno male che non piove), la porta si apre e una signora con occhiali e sorriso generoso ci invita a entrare e a salire le scale.

«Grazie, signora Ziamaria. Andrea, ringrazia!».

«Grazie sign… Ehm, grazie».

Il nuovo amico, Saso, intanto esorta dalla cima delle scale: «Salite, amici miei, salite».

Conosco la strada, ci sono già stato una volta, uno o due mesi prima.

Ci accoglie con un gran sorriso. Abbraccia Andrea, che lo aveva conosciuto finora solo attraverso messaggi vocali e foto inviati su Whatsapp. Questo era il loro primo incontro fisico. Quando tocca a me venire abbracciato noto la sua esagerata espansività e il mio lato più burbero assegna un punto a suo sfavore. Ma le sorprese erano appena cominciate…

In casa regna una puzza insopportabile, dev’essere appena uscito dal bagno!

«Prego, cari, prego», ci invita a entrare nel salotto-cucina che rappresenta il cuore della casa, «Accomodatevi pure dove volete», suggerisce indicando sedie e divano.

«Eccoci nel cuore del tuo regno», faccio io scherzosamente.

«Eh no, il cuore della casa per me è il bagno! Non v’è luogo più sacro del bagno», e ride. Rido anch’io, “E si sente”, vorrei aggiungere! Rido, rido, ma vorrei piangere.

Andrea mi guarda, un baleno di sconcerto attraversa i suoi grandi occhi chiari. “Resisti”, cerco di incoraggiarlo, ma senza parole, solo attraverso un sorriso amaro appena accennato.

«Mettetevi comodi, che ora ci scialiamo. Parliamo un po’ del tuo libro, lo sto leggendo, sai?».

«Ah, bene», rispondo soltanto. In un altro momento, uno qualsiasi, l’argomento “mio libro” avrebbe attirato la mia totale attenzione, ma adesso, dio mio, con la stanza satura della puzza proveniente dal bagno… Non ce la faccio E poi c’è lui, il mio bambino: temo per la sua salute. 

Andrea, per la verità, si è messo come se niente fosse a curiosare per la stanza, attirato dalle foto bizzarre, dai libri e dai fumetti, dall’oggettistica tipica di un nerd come Saso: le action figures dei Ghostbusters esposte accanto a quelle degli agenti X-Files accanto a loro volta a un Cristo Compagnone dalla testolina molleggiante.

Io: «Madonna, che caldo qui dentro, non si respira. Apro una finestra, dieci minuti e la richiudo, se non ti spiace».

Saso: «Eh, fa caldo sì! L’avevo detto io che le lamiere di quattro centimetri di spessore non erano sufficienti, ma vai a ragionare con quella testa dura di mio padre!».

«Almeno d’otto, ci vogliono. Ma posso aprirla sta finestra?», e mi sporgo ad afferrare la maniglia di un’imposta. 

«Aspetta!», mi frena, «Che finestra e finestra?».

«Non posso aprirla?», mi sorprendo smarrito e prigioniero, oltre che asfissiato.

«Certo che no. Dove l’ho messo, dove l’ho messo? Eccolo!», tira da sotto una pila di fogli manoscritti il telecomando del condizionatore. E con un voilà da illusionista fa partire l’aria fresca dall’apparecchio al muro.

«Ma no, non ce n’è bisogno, lascia che apra: un minuto solo!», imploro.

«Amico caro», dichiara con una certa solennità, «Non devi porti limiti a casa mia. Tenere acceso un condizionatore, tutto qui il problema? Gli amici miei sono padroni di tutto, ricordalo. E anche i figli degli amici miei», aggiunge, pizzicando le guance lisce di Andrea.

“Va bene”, penso con rassegnazione, “Tra cinque minuti dichiarerò di aver dimenticato un impegno improrogabile. Cinque minuti, non un secondo oltre!”.

«Allora, Pinuccio, cosa ti offro? Per l’amico Andrea un bel succo fresco. Ti va, sì?», chiede spostandosi nell’angolo-cucina.

Pinuccio, allora rammenta come mi chiamo. Beh… Un passo avanti.

«Sto bene così, grazie».

«Non se ne parla. Caffè, orzo, tè. Dai, dovrei avere anche delle bustine per le tisane? La vuoi una tisana? Non credo, le tisane sono per gli sfigati».

«A me piacciono».

«Appunto!», fa lui scoppiando a ridere.

Anche Andrea si lascia andare a una grossa risata.

«Batti il cinque, amicone mio!», lo esorta Saso di gusto.

«Vada per un tè».

«Arriva in un attimo! Zucchero?».

«Una scarsa».

«Non ho limoni da spremere, però, mi sa».

«Tranquillo», rispondo con un sorriso… Per non sentir che dentro qualcosa muore (cit.).

Il fatto è che lo conosco da poco, l’ho incontrato una volta sola, e poi questo è uno scrittore, persino bravo, ma sapete com’è fatta questa gente: bizzarra, imprevedibile, pazzoide, magari si arrabbia per un nonnulla, dal cordiale passa al rissoso. Non posso dirgli guarda che qui la sopravvivenza è pressoché a zero, ma che hai fatto in bagno, ma che hai mangiato, e se mi sbatte fuori a male parole, che figura ci faccio davanti a mio figlio?

«Sai Pinuccio che sto raccogliendo materiale per la terza e ultima parte della trilogia del Diario di Saso?», mi racconta lui di spalle, mentre manovra per preparare il tè, quello con le capsule già pronte per la macchinetta.

«Il Diario di Saso sarebbe la serie dei Come Sopravvivere, dico bene?».

«Proprio quella», conferma, portando al tavolo il tè, servito in una bella tazza bassa e larga, e il succo per Andrea, versato invece in un bicchierone di vetro, «Ma tu hai letto i due primi capitoli, Sopravvivere all’Amore e ai Calabresi?».

«Non del tutto, ma ho letto parecchio da entrambi, specie i racconti, roba come Lana E Io, per capirci».

«Sto pensando a come intitolare l’ultimo capitolo», spiega, mentre ritorna verso l’angolo-cucina, apre il cestino dei rifiuti, butta la capsula usata del tè. Ed eccolo che si mette a rovistare nell’immondizia. «Come Sopravvivere a…», si blocca, aggrottando vistosamente la fronte.

«A…?», faccio eco.

So bene io a cosa si dovrebbe sopravvivere in quella casa!

Niente, la frase è morta lì, non la porta a termine.

«Posso farti una domanda?», riprende, con una faccia seria, perfino preoccupata, « Ieri sera, per cena, ho fatto pasta coi broccoli. Sai, adoro la pasta coi broccoli, e l’altro giorno zia Maria me ne ha portati un bustone di quelli freschi di campagna. Tuttavia ho esagerato con le quantità e quelli che mi sono avanzati, dopo mangiato, li ho buttati nel cestino, qui, dei rifiuti organici, ma ho dimenticato di mettere fuori la spazzatura… Non è che per caso si sente un leggero odore sgradevole?».

Cala un silenzio grave, rotto solo dal rumore prodotto da Andrea che continua a succhiare dalla cannuccia anche dopo che il succo è finito.

Ora piango. Sì, piango, cos’altro mi resta da fare?

«Un leggero odore?», gli dico, «Stiamo morendo asfissiati!».

«Davvero?», fa lui, meravigliato, «Io non sento nulla, credimi».

«Pensavo fossi appena uscito dal bagno, per questo ti ho chiesto con insistenza…».

«…Di aprire le finestre», completa lui la frase, non riuscendo a trattenere le risate.

A questo punto viene da ridere anche a me, mentre mi alzo per spalancare tutto.

«Andrea, anche per te puzza così tanto qui dentro?».

«No, per niente», risponde Andrea, facendo finta di cadere per terra privo di sensi.

«Potevate dirmelo, mannaggia! E meno male che siete venuti voi, pensa se invitavo una ragazza, che figura!», e ride, ride di gusto.

Per l’ora successiva continuiamo a chiacchierare di altre cose, tocchiamo altri temi, ma lui continua a sganasciarsi per i broccoli.

Cerca di essere serio, ma gli occhi ridono per lui.

Ci accompagna giù alla porta, quando è ora di andare, e ancora ride.

«Ci aggiorniamo allora», dico.

«Certo», dice. E ride.

 

La sera, in chat.

Saso: «Stasera a cena ho raccontato il fatto dei broccoli a zia Maria. Non la smetteva più di ridere :D».

Risposta: «Ah, ecco da chi ne hai preso ;)».

Saso: «:D 😀 😀 …».

 

 

di Pino Napoli (originariamente apparso nella raccolta: Come sopravvivere a se stessi di Salvatore Tigani e altri)

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Salvatore “Saso” Tigani è un giornalista, scrittore e autore umoristico. È diventato famoso con Come sopravvivere ai Calabresi, ma ha scritto anche cose belle. Alcuni suoi racconti hanno vinto importanti premi letterari e compaiono in raccolte e antologie nazionali. Però è astemio.