Faccio cose, vedo gente

Non bisogna avere per forza qualcosa da dire per scrivere un libro. In fondo l’intelletto è né più né meno che una coda di pavone, serve a mettersi in mostra, a farsi fare l’amore. Eppure il pavone, come direbbe Mr Ford, non vola e si nutre di vermi.

Salvatore “Saso” Tigani è nato tre giorni prima di Gesù, pur senza farsene un vanto. Nel corso della vita è stato un figlio, uno studente, un amante, un amico, un giornalista, uno scrittore, un web designer, un formatore, un progettista e tante altre cose. Prima dei trent’anni, però, non è mai stato qui e ora. Dal 2010 è alla ricerca del suo io perduto, senza arte né parte, senza armi né talenti: l’unico aiuto è il tempo. Ecco perché crede nella dilatazione dello stesso, nella sua inesistenza e ha un debole per Einstein. Nessuno prima dello scienziato della relatività gli aveva mai dato un alibi così solido. Saso è un matto, ma i più matti siete voi: andrete d’accordo.

Come vedrete, Saso ha almeno tre anime, di cui una veramente discutibile. Si contraddice spesso, ve ne accorgerete presto, ma è d’accordo con Walter quando dice che è normale contraddirsi quando si è vasti: Saso contiene moltitudini! Ecco perché ha la pretesa di farvi ridere e piangere, a balzi, cambiando registro senza nessun motivo. Ecco perché parla di diamanti e di merda con lo stesso, identico tono canzonatorio. La vita è un gioco, diceva qualcun altro: un gioco sacro ma sempre un gioco. Orsù, dunque: giochiamo!

Premio Energheia 2014. La presentazione dell’antologia Futuro Remoto.